
Giuseppe Pellegrino
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La frugalità
La frugalità, è una postura esistenziale ed uno stile di
vita, spesso oggigiorno derubricata a virtù anacronistica,
un mero e banale riduzionismo ad un vivere misurato e
senza desideri. A fare alcune riflessioni più profonde e
meno stigmatizzanti, si rivela, però, uno dei paradigmi di
vita più illuminanti per la ricchezza che implica e per la opportunità
di trasformazione dell’Umano in un senso più
nobile e articolato di sé. La frugalità non può essere banalmente
assimilata alla povertà o all’avarizia, non è uno stile
di vita improntato sul risparmio, non è una pratica economica
o una sorta di ascetismo imposto, fondato su sterili
rinunce e sulla masochistica privazione di piaceri e beni o
sulla mortificazione del desiderio che muove l’individuo
nelle diverse direzioni della vita. Essa piuttosto è un’arte
del vivere, una scelta esistenziale che abbraccia dimensioni
più profonde in grado di ridefinire le coordinate del senso
intero di una vita che possa dirsi ben spesa. È una scelta
di stile e di buon gusto che non ha altro scopo tangibile
perché è fine a se stessa, un baluardo di resistenza all’atteggiamento
sempre più bulimico di una società dominata
dall’eccesso, dal consumo, dal desiderio di possesso, dal
tutto e subito, dalla tendenza sempre più spinta e consolidata
a dare un prezzo ad ogni cosa, a creare un mercato
per tutto, dalla schiavitù e dipendenza dai bisogni indotti.
La frugalità come stile di vita, al pari della poesia, è l’arte
di sapersi nutrire dell’essenziale delle esperienze di vita e
del necessario dei beni materiali. È poesia esistenzialista
che non si nutre di rifiuto del mondano ma della Bellezza
nascosta nella ricchezza e pienezza delle cose semplici e
sobrie. Il poeta vede nella frugalità una rivoluzione gentile
e setosa, quasi eretica vista la tendenza diffusa alla superficialità
che oggi si respira nella moderna liquidità, contro la
volgarità dell’eccesso e del materialismo sfrenato e senza
anima dell’odierno mercimonio di oggetti e persone. La
frugalità invita a valorizzare il potere intrinseco della semplicità,
ad ammirare luci ed ombre di ciò che è veramente
essenziale ed arricchente. “Un uomo è ricco in proporzione
al numero di cose di cui può fare a meno”, diceva
Henry David Thoreau.
Sul piano psicologico la frugalità è una vera e potente
terapia, un esercizio di autodisciplina e consapevolezza
che stimola a coltivare relazioni sane con i propri desideri
tramite l’essenzialità ed il rifiuto del superfluo, è un atto di
resistenza interiore, una capacità di controllo delle pulsioni
che non è repressione ma piuttosto liberazione. Ma Liberazione
da cosa? Dall’ansia dell’accumulo, dal desiderio
di possesso e dal conseguente timore di perdere tutto, per
cui il vero tesoro sta nell’essere e non nell’avere.
“Il superfluo ci confonde, mentre l’essenziale ci libera”
secondo quella che è una illuminante riflessione di Carl
Gustav Jung al confine tra la filosofia e la psicologia.
La frugalità libera la mente dalle morse fameliche dei
desideri che si autogenerano e si automantengono, dal richiamo
incessante e compulsivo a soddisfare e farsi incatenare
dalle chimere dei bisogni indotti.
Questo non vuol dire affatto che tale postura mentale,
tale stile di vita e forma mentis mortificano il desiderio,
ma lo sublimano, temprando il soggetto ed insegnandogli
a discernere tra desideri autentici e nutrienti e desideri fugaci,
sterili fuochi di paglia che inquinano e confondono,
che rendono dipendenti ed insoddisfatti.
Se coltivata ed allenata, tale forma di minimalismo esistenziale,
tale approccio cognitivo e culturale diventano un
atto di pulizia della mente che apre le porte alla contemplazione,
alla creatività, all’empatia e alla vibrante connessione
con gli altri esseri viventi e senzienti.
La riduzione degli eccessi ed il controllo della bulimia
dei desideri di latta e del calore del fuoco di paglia, diventano
pertanto un atto di amor proprio, un prendersi cura
di sé, una resilienza emotiva che facilita l’interruzione di
circoli viziosi che portano alla dipendenza.
È nella serenità del poco che trova significato la
ricchezza del semplice.
Da una prospettiva filosofica e secondo le chiavi di lettura
delle tradizioni e dei saperi sapienziali del pensiero,
partendo dall’ascetismo stoico e dalla sobrietà di vita epicurea,
fino agli esistenzialisti contemporanei, la frugalità
non è una semplice pratica di vita dogmatica e vuota, ma
un vero orientamento spirituale che trascende le contingenze
di vita.
La frugalità è virtù superiore dell’uomo illuminato interessato
a guadagnare una vera libertà: “è ricco non chi
possiede molto, ma chi desidera poco”, suggerivano Seneca
e Marco Aurelio nei loro scritti. Si approda per tale via
alla liberazione dai condizionamenti del superfluo.
Anche il pensiero orientale della millenaria tradizione
filosofica e spirituale del Taoismo e del Buddismo, invita
a vivere in armonia con il flusso della esistenza secondo
natura, rinunciando agli eccessi e promuovendo il distacco
emotivo dagli attaccamenti materiali.
La frugalità di vita sarebbe un potente strumento mentale,
culturale e comportamentale per liberare l’uomo dalle
illusioni dell’egoismo e dell’avidità famelica dell’ego.
In epoca moderna filosofi e sociologi come Henry David
Thoreau e le relative correnti di pensiero collegate, si ispirano
all’intuizione che la frugalità non è un ritorno al primitivismo
antico e superato da signora modernità, ma un
arricchimento di profondità per cui la vera abbondanza si
nutre dell’essenziale di vita. E così dal terreno psicologico
e filosofico, la frugalità diventa una via spirituale, una religione
laica senza dogmi e precetti che conduce all’armonia
dell’uomo con il tutto di natura.
Nell’alveo culturale cristiano, dalle tradizioni monastiche
e da signora povertà di san Francesco d’Assisi in poi,
la frugalità è vista come approccio gioioso alla vita che
conduce alla trascendenza dell’ego ed alla tangenza con il
Sacro ed il Divino.
E anche secondo la chiave di lettura della Sociologia,
la frugalità si erge a controtendenza culturale rispetto alle
patologie del capitalismo sfrenato e dei consumi senza
limiti, contrasta la pressione dei singoli e delle società
all’accumulo affamato ed affamante tendendo piuttosto a
favorire relazioni sociali basate sulla cooperazione, sulla
condivisione, sullo scambio, piuttosto che sulla competizione.
Nella nostra epoca della modernità liquida, così definita
da Zygmunt Bauman, nella quale ogni relazione ed ogni
legame si consuma nella precarietà del qui ed ora, del tutto
e subito, la frugalità non deve essere pensata come semplice
riduzione dei consumi, ma diventa un sovvertimento
radicale dei rapporti tra individuo ed individuo, tra individuo
e sistemi sociali e collettivi, una etica della sufficienza
che rompe il circolo vizioso del possesso e della compulsione
all’uso strumentale e non finale.
Una propensione frugale alla vita e un sistema sociale
fondato e basato su un’etica della sufficienza, rompono
la spirale alienante dell’accumulo e dello sfruttamento,
degli egoismi autoalimentantisi, e promuovono un rinnovato
equilibrio tra bisogni autentici e risorse disponibili,
valorizzando le relazioni umane e garantendo nello stesso
tempo la sostenibilità ecologica di cui il pianeta ha oggi
bisogno.
Un vivere sociale basato non sull’economia del profitto
a tutti i costi, ma sull’economia del dono, dello scambio,
nel rispetto e nella interconnessione tra uomo, simili e natura,
promuove un ethos collettivo che valorizza la parsimonia,
la sobrietà di vita, la cura delle risorse ambientali
contro la tendenza della fluidità moderna al profitto senz’anima
che sfrutta l’ambiente ed aliena l’individuo.
Concludendo, benessere e ricchezza non siano sinonimi
di possesso e consumo edonistico e narcisistico tout
court, ma sinonimi di relazioni umane appaganti e profonde,
di qualità e non di quantità, non siano sinonimi
di abbondanza definita e misurata dagli scaffali dei centri
commerciali traboccanti di oggetti, di specchi per allodole,
ma di connessione e vibrazione di anime e sentimenti.
In questo mondo sempre più liquido, connesso e globale,
la via della frugalità sia un ripensamento radicale sul
valore della vita, una scelta di affinamento evolutivo ed
esistenziale che non è affatto castrazione dei desideri, del
godimento dell’oggi senza domani, ma affermazione di
una visione di futuro che non è la negazione o castrazione
privativa e ritiro monastico dalla vita, ma la sua sublimazione
verso dimensioni più profonde e superiori.